Anello delle Dolomiti Friulane: Itinerario
Le Dolomiti Friulane un luogo dove il rapporto fra natura ed uomo è ancora genuino
Un percorso ad Anello, che ci porterà alla scoperta di un territorio ancora intatto, dove i ruscelli, le vette e le nuvole ancora parlano al viandante che percorre questi sentieri
Dal Rifugio Giaf al Rifugio Flaiban-Pacherini: L'emozione della Partenza
E' Il giorno della partenza di un cammino è sempre il più bello ma anche il più difficile. Il corpo deve abituarsi allo sforzo costante che il cammino richiede, deve abituarsi al peso dello zaino e i piedi devono prendere confidenza con gli scarponi; ma nonostante tutto questo l'emozione e l'entusiasmo dei primi passi rimane qualcosa che solo i camminatori conoscono. Da qui il cammino parte direttamente in ascesa, lungo il sentiero CAI 361 alla conquista della forcella Urtisel a 1990m s.l.m. Dalla cima della forcella si prosegui per il sentiero 361 accompagnati da una bella discesa immersa nei boschi di abete e larici, fino al raggiungimento del ricovero Valbinon dove poter fare una pausa. Il percorso riparte in direzione del rifugio Flaiban-Pacherini attraverso il sentiero CAI 369 e, giunti alla forcella Fantulina Alta, il CAI 369A. ATTENZIONE a non proseguire in discesa per il CAI 369 classico perchè è una discesa molto ripida. Il rifugio Flaiban-Pacherini è un piccolo gioiello che si affaccia sulla Val di Suola e su Forni di Sopra. Molto intimo e piccolo, è l'ideale per trascorrere una serata in compagnia di altri escursionisti vicino alla stufa parlando di montagna.
Dal Rifugio Flaiban-Pacherini al Rifugio Pordenone: Il mondo degli Hobbit
La partenza dal rifugio Flaiban-Pacherini risale lentamente verso il passo del Mus seguendo il sentiero CAI 362. La salita termina lungo una stretta forcella dove c'è la possibilità di incontrare degli stambecchi. Da adesso in la fatica del viandante è terminata perché da qui in poi il sentiero 362 é tutto in discesa fino al rifugio Pordenone. Infatti, il restante sentiero ridiscende tutta la val dell'inferno, molto dolcemente. Qui la vegetazione comincerà a cambiare, ripotando il viandante dai boschi di abeti a quelli di faggi man mano che si scenderà di quota. Lungo il tragitto si costeggerà il Rio val dell'inferno, e parte del sentiero sarà proprio sul letto del fiume; quindi ricordate sempre di monitorare le piogge e le possibili piene. Lungo la discesa sarà anche possibile fermarsi a fare un bagno rigenerante lungo il fiume e godere della freschezza delle sue acque. L'arrivo al rifugio Pordenone riporterà il viandante indietro nel tempo, a quando da piccolo voleva costruire casette sugli alberi: perchè è proprio questo che sembra. Un casolare immerso nei boschi di faggio. I gestori sono simpaticissimi e intrattengono il viandante stanco con ottima compagnia e cibo.
Dal Rifugio Pordenone al Rifugio Padova: La grande prova
La tappa di oggi è la più dura di tutto il cammino, con oltre 1100 metri di dislivello positivo ed altrettanti di dislivello negativo: Infatti dal rifugio Pordenone si risale la Val Montanaia, lungo il sentiero CAI 353, partendo da 1249m s.l.m. per arrivare ai 2334m s.l.m. della forcella di val Montanaia. La risalita, se fatta con passo lento, è molto gratificante e spettacolare: infatti ma mano che si sale di quota si comincia ad intravedere il bellissimo, e famosissimo, Campanile di Val Montanaia. Questo monolite rappresenta un "Testimone" solitario delle forze erosive che hanno agito, agiscono ed agiranno su tutte le vette del mondo. Una pausa forzata si deve fare al Bivacco Perugini, il quale, con il suo rosso brillante ed il suo interno accogliente, funge da importantissima capsula di salvataggio per chiunque venga sorpreso dal brutto tempo in quota. Inoltre, fermandosi qui si potrà godere di una bellissima vista sul campanile e osservare gli scalatori che affrontano questo gigante di pietra. Oltrepassata la forcella viene il bello... Un ghiaione che riporta rapidamente giù di quota i viandanti. Qui il sentiero degnato del CAI, che costeggia il ghiaione e molto pericoloso, conviene scendere direttamente dal ghiaione (se si è capaci): si andrà molto più velocemente e si resterà maggiormente in sicurezza. ATTENZIONE: questo sentiero è solo per escursionisti esperti, infatti viene classificato come EE secondo la scala CAI. Non intraprendere questo sentiero se non si è escursionisti esperti, piuttosto optare per il sentiero CAI 349 dal rifugio Pordenone. L'arrivo al Rifugio Padova darà un sospiro di sollievo al viandante provato da tanto dislivello. Il rifugio è meno intimo degli altri ma presenta maggiori comfort. La cucina, come negli altri, è fantastica.
Dal Rifugio Padova al Rifugio Giaf: Si ritorna nel mondo
Tornare al rifugio Giaf è come tornare in un bagno di realtà dopo esserne stati esclusi per gironi. Magicamente i cellulari tornano ed avere campo e si ricomincia a vedere attività umana. Il sentiero che riporta il camminatore al rifugio Giaf passa per la forcella Scodavacca lungo il sentiero CAI 346. Il percorso prevede circa 3 ore di cammino e non presenta particolari difficoltà tecniche se non quella di un pò di nostalgia per essere tornati nel mondo dopo giorni di detox dalla tecnologia. Non mi fraintendete, senza la tecnologia io non avrei neanche conosciuto questo cammino e non lo avrei nemmeno fatto, ma ogni tanto e bello essere "costretti" a parlare con la gente. In conclusione posso affermare che questo cammino è uno dei più belli e spettacolare che abbia mai fatto: bella gente, buon cibo, paesaggi spettacolari e bellissime strutture. Se avete 4 giorni da impegnare in estate... FATELO. Vorrei aggiungere un'ultima cosa. Questo cammino non sarebbe stato lo stesso senza la compagnia e l'allegria di due camminatori che per caso abbiamo incontrato e con cui abbiamo condiviso dolori e risate... un grazie particolare va a Sara e Michele per questo bellissimo Valore aggiunto.